Obbligo di trasparenza AI Act: cosa deve dire il tuo chatbot
Se i clienti chattano con un’AI sul tuo sito, su WhatsApp o al telefono, l’articolo 50(1) si applica a quell’interazione. La regola: le persone devono essere informate che stanno interagendo con un sistema AI, salvo che sia ovvio per una persona ragionevolmente informata.
Come appare una buona dichiarazione
Chiara, subito, nella lingua dell’utente: un badge persistente o un primo messaggio — «Stai parlando con un assistente AI». Non sepolta nei termini di servizio. Non mostrata dopo dieci messaggi. Art. 50(5): al più tardi alla prima interazione, in modo chiaro e distinguibile.
I canali che tutti dimenticano
L’obbligo segue l’AI, non il sito: bot su WhatsApp (metti l’avviso nel messaggio di benvenuto), assistenti vocali sulle linee telefoniche (una frase pronunciata all’inizio), auto-risposte su Messenger/Instagram. Nel Kit forniamo le frasi per ciascun canale.
L’esenzione dell’«ovvio»
Se è davvero ovvio che sei un’AI, l’obbligo stretto non scatta. Il metro è la percezione del cliente medio — e le interfacce chat simili all’umano hanno reso l’«ovvio» un argomento difficile. Una riga di avviso elimina del tutto la questione.
E il passaggio a un operatore umano?
Se un umano subentra nella chat, nulla nell’art. 50 impone di dichiararlo — ma il passaggio inverso (umano → AI) fa riscattare la logica. La pratica più semplice e robusta: etichetta sempre chiaramente la parte AI.
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Fai la verifica gratuitaLe fonti sono citate punto per punto; testo ufficiale: Regulation (EU) 2024/1689. Questa guida è una spiegazione tecnica, non consulenza legale.